Il numero dei bambini che frequentano
le lezioni di Jiu Jitsu, nella nostra scuola, sta crescendo. I
miglioramenti arrivano costantemente sia dal punto di vista fisico
sia mentale.
Spesso, ci si chiede quale sia il
metodo più corretto per formare un bambino e/o ragazzino dal punto
di vista psicologico, attraverso l'Arte Soave.
Luca e Francesco, in questo caso,
assumono il ruolo di insegnanti ed educatori. Ma la domanda è:
educare a cosa?.
Sulla base di questo, vorremmo
soffermarci un istante su un problema che conosciamo tutti; un
problema molto grave e complesso: il bullismo.
Diventa ovvio ed essenziale che la
prima cosa che vogliamo insegnare è :“sul tatami si lotta, fuori
no”. Il problema arriva quando, purtroppo arriva il bulletto di
turno che assiduamente, si permette di effettuare dei soprusi senza
risparmiarsi l'uso della violenza.
A questo proposito, cerchiamo di
utilizzare il Jiu Jitsu, prima di tutto per formare il carattere e la
personalità: se un ragazzino (o anche un adulto) ha un carattere
forte, il suo atteggiamento trasmetterà sicurezza in se stesso ed in
molti casi, chi esercita “bullismo”, ci penserà due volte prima
di farsi avanti. Nel caso estremo di violenza, non ci sono molte
alternative: noi pensiamo e siamo convinti che non bisogna mai e poi
mai farsi mettere i piedi in testa, soprattutto da piccoli (periodo
in cui i traumi possono causare danni gravissimi che si proietteranno
nell'età adulta).
Non si insegna mai la violenza, ma si
insegna a reagire in modo opportuno. Il Jiu Jitsu è un ottimo mezzo
per arrivare a questo.
Per chi pensa che la via giusta sia il
lasciar correre, l'abbassare la testa, il rimanere vittima, il
tollerare la violenza gratuita (fisica e verbale), vorremmo ricordare
che il bullismo è spesso causa di traumi, depressione ed addirittura
suicidi.
Diamoci da fare, quindi, per combattere
questa “piaga” che affligge la nostra società da anni.
I ragazzini cresceranno forti, sicuri
di sé; trasmetteranno questa forza agli altri, nel proprio
lavoro e nel resto della vita quotidiana. Questa è evoluzione.
Luca e Francesco
